giovedì 9 febbraio 2012

Le interviste impossibili / S.S.Van Dine

CRISTINA PRETI: Buongiorno, è lei S. S. Van Dine, l’autore di gialli che ha elaborato la lista delle venti regole da rispettare per scrivere un perfetto poliziesco?
S. S. VAN DINE: Si, sono io.
C.P.: Sono qui per chiederle una mano a risolvere un mio problema. Ha un po’ di tempo da dedicarmi?
S.S.V.D.: Ma certo.
C.P: Sono una scrittrice. A dire il vero ho scritto un solo romanzo e non so se questo basti per guadagnarmi la definizione di scrittrice. Comunque sia, il mio problema è questo. Tutti scambiano il mio romanzo per un giallo!
S.S.V.D.: E perché mai?
C.P.: Non lo so. Si intitola: La donna che morì bevendo caffè.
S.S.V.D.: In effetti… C’è subito un morto. Lei sa che una delle mie regole prevede che in ogni poliziesco che si rispetti debba esserci almeno un morto, e più il morto è morto, meglio è.
C.P.: Ma ci sono morti in tanti romanzi, non soltanto nei polizieschi.
S.S.V.D.: Il titolo è chiaro. C’è un cadavere e se ne specifica anche il sesso; e anche la causa del decesso, mi immagino desunta dal referto dal medico legale.
C.P.: Ma no, quale medico legale. Non compare nessun medico legale nel mio romanzo.
S.S.V.D: Comunque, il veleno nel caffè o nelle bibite è un topos della letteratura gialla. Quindi se ha utilizzato questo espediente nell’intreccio della sua storia, possiamo a pieno titolo parlare di romanzo giallo.   
C.P.: La prego, non si fermi anche lei alle apparenze.
S.S.V.D: Fermarsi alle apparenze, per un giallista, è un errore imperdonabile. Bisogna applicare criteri di analisi scientifici. Analizziamo il suo romanzo  attraverso le mie regole. Vedrà che verremo a capo della questione. Dunque, lei sa che la prima e fondamentale regola del giallo è che il lettore deve avere le stesse possibilità del poliziotto di risolvere il mistero. Si verifica, questo, nel suo romanzo?
C.P.: Le ho detto che non è un giallo, quindi non c’è un poliziotto. Però, in effetti, il protagonista conduce una specie di indagine, e il lettore è in pratica messo a conoscenza di tutto ciò di cui viene a conoscenza lui stesso.
S.S.V.D. Benissimo. Prima regola rispettata. Andiamo avanti: non deve esserci una storia d’amore troppo interessante.
C.P. Bè, diciamo che un po’ d’amore c’è, ma la storia non va nemmeno a finire bene, i due si lasciano.  
S.S.V.D.: Ottimo. Lo scopo è di condurre un criminale davanti alla giustizia, non due innamorati all’altare. Altra regola fondamentale: niente scritture medianiche, sedute spiritiche, lettura del pensiero, suggestioni e magie.
C.P.: Non c’è niente di tutto questo nel mio romanzo. Il protagonista di mestiere fa il commercialista,  figuriamoci se crede alle stregonerie!
S. S.V.D.: Benissimo. Ci sono per caso servitori ambigui, di cui sospettare?
C.P.: Ma no. Juanita, la colf, è affidabilissima e concreta.
S.S.V.D.: Bene anche questo.  I servitori non devono mai essere scelti come colpevoli. E’ una soluzione troppo ovvia.
C.P.: Ma come le ho detto nel mio romanzo non ci sono colpevoli!
S.S.V.D.: Un poliziesco senza colpevoli è inammissibile. Significa turlupinare il lettore che non solo ha speso come minimo dieci euro per comprare il volume, ma che se lo è pure sorbito tutto, dalla prima all’ultima pagina.
C.P.: Io non voglio turlupinare nessuno.
S.S.V.D.: Ma mi sembra di capire che non lo faccia affatto. C’è un morto, un personaggio che indaga, una serva fidata, metodi  di indagine scientifici, niente storie d’amore o strane fantasie esoteriche, indagine condotta di pari passo con il lettore. Meglio di così! Un giallo perfettamente rispettoso delle mie regole.
C.P.: Ma non è un giallo! Come devo dirglielo?
S.S.V.D: I fatti parlano chiaro. Mi dispiace per lei. Guardi, prendiamo in esame un’altra regola, l’ultima: si devono evitare come la peste certi terrificanti luoghi comuni. Ci sono nel suo romanzo mozziconi di sigaretta sul luogo del delitto che vengono confrontati con le sigarette fumate dai sospettati?
C.P.: Ma no. Alcuni personaggi fumano, ma buttano i mozziconi negli appositi cestini o nei posacenere. Nessuno li raccoglie per confrontarli e schifezze del genere.
S.S.V.D.: Benissimo. Impronte digitali falsificate?
C.P. Niente affatto.
S.S.V.D.: Alibi creato grazie a un fantoccio?
C.P.: Ma quale fantoccio?
S.S.V.D.: Cane che non abbaia e quindi rivela il fatto che il colpevole è uno della famiglia?
C.P.: Nessun cane nel mio romanzo. I cani non mi piacciono.
S.S.V.D.:Neanche a me. Un altro punto a suo favore. Siringhe ipodermiche? Bevande soporifere?
C.P.: Ma no!
S.S.V.D:Insomma signorina, il suo romanzo rispetta perfettamente le regole imprescindibili per scrivere un poliziesco! Complimenti!
C.P. Ma le ho detto che non è un poliziesco!
S.S.V.D.: Uhm. Caso interessante. Io penso che…
C.P.: Si?
S.S.V.D.: Deduco che…
C.P.: Si?
S.S.V.D. : Grazie ai miei metodi scientifici di analisi, deduco che lei abbia scritto un giallo senza accorgersene.
C.P.
S.S.V.D.: E’ convinta, adesso?
C.P.: No. Niente affatto. So solo che il mio prossimo romanzo avrà un altro titolo.
S.S.V.D.: Ah si? Quale?
C.P.: L’uomo che visse mangiando spaghetti. Arrivederci. 
S.S.V.D.: Arrivederci. (tra sé) L’uomo che visse mangiando spaghetti. Titolo strano, quasi fuorviante per un giallo… intrigante, però… incuriosisce subito. Devo mettere in guardia questa signorina, perché non cada nella trappola delle ovvietà, e scriva che il colpevole è il cuoco…




3 commenti:

  1. benedetti carla9 febbraio 2012 21:41

    brava, brava Cristina. molto divertente e fa venire voglia di leggere il tuo romanzo, oltre che di approfondire la conoscenza di S.S.Van Dine che, ignorante me, non conoscevo!!!

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    1. Carla nemmeno io ho letto niente di lui... però ha scritto l'elenco delle venti regole da seguire per scrivere un poliziesco che si rispetti, e io che mi sto documentando sul genere mi ci sono imbattuta. Certo che rispetto al metodo FBS così libero e creativo dover fare i conti con venti regole da non trasgredire è proprio dura...

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  2. Hello Cristina, I invite you to follow my blog at Luís Henriques

    Best wishes,

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